La giunta regionale dica “se non ritenga opportuno attenersi alle disposizioni del Codice della strada (art. 142 comma 2) che vietano la riduzione generalizzata e definitiva dei limiti di velocità senza un apposito studio sull’incidentalità, strada per strada”, chiarendo se il modello delle Città 30 vada interpretato alla luce di queste norme.
Sono i quesiti che il consigliere di Fratelli d’Italia, Francesco Sassone, rivolge alla giunta con un’interrogazione in aula. Lo spunto è la recente sentenza del Consiglio di Stato, dello scorso 16 luglio, “che ha completamente riformato la sentenza del Tar di primo grado, stabilendo che i ricorrenti, due tassisti che avevano impugnato quindici ordinanze del Comune di Bologna istitutive della zona 30, avessero un interesse ad agire”, spiega Sassone. Più nello specifico, prosegue il consigliere, “il Consiglio di Stato ha rilevato che l’imposizione di un limite di velocità più restrittivo, rispetto a quello previsto dalla legge, si traduce in un allungamento dei tempi di percorrenza e quindi nella diminuzione delle corse giornaliere”.
Nel merito, Sassone richiama l’art. 142 comma 2 del Codice della strada che stabilisce che gli enti proprietari delle strade possono fissare limiti di velocità diversi da quelli previsti per legge, ma solo per casi concreti e strada per strada. Sassone ricorda anche che, nel programma di mandato della giunta approvato dall’Assemblea, si parla genericamente di “sostegno delle scelte dei Comuni di estendere le zone 30”, ma senza riferimento all’istituzione della cosiddetta “Città 30” di Bologna (inizialmente presente nel programma del presidente de Pascale), finalizzata alla sostituzione dell’attuale limite di velocità indicato per legge.
“Da tali premesse deriva che qualsiasi fissazione generalizzata di limiti di velocità nel contesto urbano risulta di per sé arbitraria”, afferma Sassone che rileva anche come i dati forniti fino ad oggi sui buoni esiti di Città 30 “non siano scientificamente rilevanti dato che la città è paralizzata dai cantieri”.
A rispondere in aula è stata l’assessora alla Mobilità Irene Priolo. “Sul tema auspico che si alzi un po’ lo sguardo e si esca da una diatriba politica che resta solo nella città capoluogo – ha affermato Priolo -. Lo strumento delle zone 30 esiste nel programma di mandato che abbiamo approvato, esiste anche nel piano nazionale di sicurezza stradale 2030 e viene attuato in molte città europee per salvare vite e ridurre l’incidentalità. Inoltre, l’art. 142 non pone divieti ma dà facoltà di derogare ai limiti”. “Nel programma di mandato – prosegue Priolo – parliamo di zone 30 e non di città 30, perché la Regione non può imporre un modello, ma può promuovere uno strumento laddove se ne ravvisi l’efficacia. Attendiamo ora cosa dirà il Tar ma ribadiamo che la deroga ai limiti di velocità è nella facoltà delle amministrazioni”. Priolo ha comunque confermato che “la città è oggettivamente piena di cantieri e sarà interessante guardare, una volta completati i cantieri, come lo strumento Città 30 possa essere misurato”.
“Convengo con l’assessore sulla situazione di Bologna che è piena di cantieri – conclude Sassone -. E la conseguenza è che ad oggi non è possibile misurare gli effetti di Città 30. Così come rilevo che nel programma del presidente de Pascale si parlava di città 30 e nel programma della giunta questa formulazione è scomparsa. Poi ognuno può trarre le proprie valutazioni. Ovviamente non posso ritenermi soddisfatto della risposta e vorrei che si uscisse dalla falsa retorica per la quale, se si è a favore dei 50 km orari, allora non si ha a cuore la vita umana”.
(Brigida Miranda)