Uno studio internazionale conferma la cancerogenicità del glifosate per questo bisogna valutare l’attuale situazione in Emilia-Romagna relativamente ai livelli di contaminazione. È quanto chiede Paolo Burani (Avs) con un’interrogazione a risposta immediata in Aula.
“Il glifosate è l’erbicida più utilizzato al mondo e viene impiegato su larga scala sia in ambito agricolo che urbano. In Italia, da quanto si legge nel Rapporto nazionale sui pesticidi, pubblicato l’anno scorso dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) – spiega il consigliere – le sostanze più frequentemente rinvenute con concentrazioni superiori ai limiti ambientali nelle acque superficiali e nelle acque sotterranee sono gli erbicidi glifosate e il suo metabolita AMPA. Il suddetto Rapporto nazionale sui pesticidi afferma infine che l’andamento complessivo della frequenza di ritrovamento dei pesticidi nelle acque superficiali è in crescita nel decennio 2012-2021. Lo studio internazionale Global Glyphosate Study (GGS), recentemente pubblicato e condotto dal Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, ha fornito nuove e preoccupanti evidenze scientifiche sull’effettiva cancerogenicità del glifosate – questi risultati mostrano, continua il consigliere – che sia il glifosate puro che due formulazioni commerciali comunemente utilizzate causano leucemia nei ratti esposti fin dalla vita prenatale e a basse dosi considerate “sicure” dalle autorità regolatorie”.
Alla luce di quanto emerso, Burani chiede alla Giunta “se sia a conoscenza delle nuove evidenze scientifiche emerse dallo studio internazionale Global Glyphosate Study (GGS), che confermano la cancerogenicità del glifosate anche a basse dosi, e quali siano le sue valutazioni in merito; nonché quale sia l’attuale situazione in Emilia-Romagna relativamente ai livelli di contaminazione da glifosate e AMPA nelle acque superficiali, profonde e alimentari, sulla base dei dati raccolti da ARPAE”.
“La Regione è a conoscenza delle nuove evidenze scientifiche che sono emerse dallo studio internazionale condotto sulla diffusione del glifosate, evidenziano senza dubbio una novità importante – ha risposto l’assessore alle Politiche per la salute Massimo Fabi – Su questo tema la Commissione europea ha richiesto all’Autorità europea per la sicurezza alimentare e all’Autorità europea delle sostanze chimiche di valutare i nuovi dati. Il monitoraggio ambientale nelle acque regionali del glifosato e del suo metabolita è iniziato a fine giugno 2018, su alcune delle stazioni della rete istituzionale selezionate in base all’analisi delle pressioni e degli impatti. Già da diversi anni la Regione Emilia-Romagna sta perseguendo una politica di riduzione progressiva della molecola. Superare l’uso del glifosate richiede un approccio integrato che combina tecniche agronomiche, biologiche e tecnologiche, solo così è possibile mantenere un’ elevata produttività agricola, tutelando al contempo l’ambiente e la salute: sulle culture arboree, ad esempio, viene introdotto il diserbo localizzato solo in bande lungo la fila, con precisi limiti di impiego e di dosaggio. Inoltre, il settore fitosanitario e difesa delle produzioni della Regione ha messo a punto un protocollo tecnico che regolamenta i trattamenti nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili”.
Burani ha replicato dicendo che sarebbe sua intenzione “cercare di depositare una risoluzione per fare assumere un ruolo proattivo della Regione Emilia-Romagna e, soprattutto, provare a sollecitare il Governo e la Commissione europea. Infine, sarebbe utile chiedere alla Regione di riaggiornare la road map e trovare un modo per fare sintesi”.
(Giorgia Tisselli)