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La Regione recepisce le norme del decreto “salva casa”

Confronto in aula tra maggioranza e opposizione sulle nuove norme edilizie.
“Non ci siamo piegati a una semplificazione che rischia di essere superficiale”, afferma Anna Fornili (Pd). “Troppa ideologia e poca concretezza”, ribatte Francesco Sassone (FdI)

Via libera dall’Assemblea legislativa al progetto di legge che recepisce le norme nazionali in materia di edilizia (il cosiddetto “decreto salva casa). Il testo di legge è stato approvato con i voti favorevoli delle forze di maggioranza, mentre le forze di opposizione sono uscite dall’aula al momento del voto finale sul provvedimento.

In particolare, sono due le leggi regionali coinvolte dal processo di revisione: la legge 15 del 2013 e la legge 23 del 2004. Sono state diverse le modifiche recepite, alcune riguardanti nuove ipotesi di attività di edilizia libera (installazione nei porticati delle vetrate panoramiche amovibili e posa di elementi per la protezione dal sole), altre relative alla disciplina dello stato legittimo degli immobili. Altre innovazioni introdotte, nella norma regionale, riguardano le tolleranze costruttive e la disciplina sulla regolarizzazione degli abusi edilizi.

“E’ stato svolto un lavoro attento, che ha richiesto da una parte capacità di lettura delle norme nazionali e dall’altra la sensibilità nel tradurle dentro al nostro sistema regionale – ha spiegato Anna Fornili (Pd), relatrice di maggioranza -. Ed è stata anche l’occasione per riaffermare il ruolo della nostra regione nella tutela del territorio e nella promozione dell’abitare dignitoso. Non ci siamo piegati a una semplificazione che rischia di essere superficiale: ogni trasformazione deve avvenire migliorando la qualità dello spazio e ponendo come centrale la dignità di chi lo vive. Una riduzione degli standard abitativi, da 28 a 20 metri quadrati, avrebbe compromesso la qualità della vita soprattutto per le persone fragili, per chi non ha alternative: in Emilia-Romagna non abbiamo rinunciato a quella visione che ci ha sempre contraddistinto. Perché l’architettura, l’edilizia e la pianificazione non sono solo strumenti operativi: sono strumenti di equità, di coesione sociale, di democrazia”.

Di diverso parere il consigliere Francesco Sassone (FdI), relatore di minoranza. “In questo modo di recepire il salva-casa c’è molta ideologia e poca concretezza – ha detto Sassone -. Sono mancate in commissione le udienze conoscitive, per ascoltare i soggetti interessati, dagli inquilini ai costruttori. E’ bello dire che la nostra Regione ha le leggi migliori: allora bisognerebbe spiegare perché l’Emilia-Romagna è una delle regioni nelle quali è più difficile trovare un alloggio, perché qui gli alloggi Erp sono un miraggio, perché, a fronte della legge urbanistica del 2017 a consumo zero, siamo una delle regioni con il più elevato consumo di suolo. Proseguendo in questa direzione, continuerete a fallire”. “Il decreto salva casa voleva rimettere in moto il settore, stimolare gli investimenti, dare opportunità per recuperare immobili in disuso e rivitalizzare le periferie. Ma si sono voluti mettere lacci e lacciuoli a qualunque tipo di intervento, vanificando la portata innovativa del decreto: ancora una volta, un’occasione persa per questa Regione”, conclude Sassone.

In aula si è aperto il dibattito.

Ad aprire il dibattito è stato Fabrizio Castellari (Pd): “Sono convinto che la lettura della relatrice Fornili vada nella direzione giusta. Questa Regione ha sempre valorizzato il tema della dignità dell’abitare e ha cercato di costruire territori senza dare alle periferie un’accezione negativa, valorizzando la qualità nella pianificazione. Il salva-casa nasce con due obiettivi: favorire la creazione di nuove unità abitative e semplificare alcune ridondanze. Questi obiettivi sono stati colti dalla proposta, ma leggo un approccio diverso negli emendamenti presentati. La necessità di avere più alloggi deve coniugarsi con la necessità di farlo bene. L’abitare è dignità e persona al centro”. Per Giancarlo Tagliaferri (FdI): “Il salva-casa rappresenta un’iniziativa che si propone di semplificare il quadro normativo edilizio, favorire il recupero del patrimonio esistente, incentivare il mercato immobiliare e contenere il consumo di suolo. Il recepimento regionale rischia di depotenziare le finalità originarie del provvedimento statale. In particolare, nell’ambito del cambio di destinazione d’uso, la Regione ha scelto di mantenere una regolamentazione più restrittiva con il rischio che la deroga resti inapplicabile. Secondo ambito, i requisiti igienico sanitario ai fini dell’agibilità: anche in questo caso la Giunta limita questa possibilità, ammettendoli solo per gli edifici che hanno già tali requisiti e una destinazione d’uso residenziale. Così si impongono iter più complessi, Fratelli d’Italia vuole un’Emilia-Romagna più semplice e più vicina ai bisogni delle persone”.

Pietro Vignali (FI) ha parlato del decreto salva-casa come di “un’importante operazione attesa da tempo”. Tuttavia, “il testo regionale appare molto restrittivo e si limita al recepimento del minimo indispensabile rispetto alle semplificazioni e alle opportunità offerte dalla normativa nazionale, e questo è il suo più grande difetto”, spiega Vignali. Il consigliere ha inoltre evidenziato, nella norma regionale, “le inutili restrizioni sulle vetrate panoramiche movibili e sulle tende bioclimatiche”. Sulle deroghe introdotte dalla norma nazionale rispetto agli standard minimi nei monolocali “la norma regionale le limita a specifici casi, perdendo l’opportunità di estenderle ad altri scenari, come interventi minori o adeguamenti spontanei”, aggiunge Vignali.

Paolo Burani (AVS) ha invece evidenziato “i pericoli di un decreto che rischia di replicare un condono edilizio mascherato, con gravi ricadute sul territorio urbano e sul paesaggio”. “Le nuove disposizioni – spiega Burani – prevedono infatti che, in presenza di determinate tolleranze costruttive, l’autorizzazione paesaggistica possa essere esclusa o resa un passaggio solo formale. Una deregolamentazione mascherata da snellimento amministrativo, che mina le basi del sistema di salvaguardia costruito attorno al codice dei beni culturali e del paesaggio e secondo la quale il concetto di tolleranza diventa una zona grigia ampia e ambigua”.

“È un decreto che nasce con un intento chiaro: semplificare, evitare il consumo di suolo e sbloccare situazioni di stallo – ha commentato Tommaso Fiazza (Lega) – La Regione invece di cogliere l’opportunità di semplificare sceglie di porre vincoli e ostacoli. Perché questa resistenza? Il cambio di destinazione d’uso potrebbe far recuperare aree dismesse, invece si vanno a porre limiti. Non si fa la rigenerazione con convegni o tavole rotonde, ma con la concretezza”. Infine, conclude il consigliere – c’è la tendenza della Regione a sovra normare le norme nazionali: noi riteniamo che questo comportamento sia artificioso ed elusivo dello spirito della legge nazionale, potrebbe essere anche impugnabile, perché in violazione del principio leale di collaborazione e della gerarchia delle fonti”. Per Elena Ugolini (Rete Civica): “Abitiamo all’interno di una Regione in cui l’edilizia popolare ha attese infinite e in cui è difficile avere abitazioni a basso costo. Il Governo del territorio ha sempre seguito delle norme che si è auto dato e che hanno sempre reso difficile il facile”. La Regione secondo la consigliera “ha perso l’occasione di cambiare, di rendere veramente possibile il consumo di suolo zero. Il vero motivo di questa ostilità è la diffidenza nei confronti di chi investe perché può speculare. Per un cittadino che vuole anche semplicemente ristrutturare casa è tutto difficile e complicato”.

Vincenzo Paldino (civici con de Pascale) è intervenuto sulla questione degli alloggi. “E’ vero che c’è bisogno di alloggi, ma accanto a questi vanno previsti anche i servizi – spiega Paldino -. Quando si interviene in modo indiscriminato, quando non si considera il contesto urbano, il rischio è di non poter garantire quei servizi”. Tra le criticità del salva-casa, secondo Paldino, c’è il fatto che “il decreto impone un sensibile cambiamento sulle metrature minime e ridefinisce gli spazi considerati accettabili”. Paldino ha dunque ribadito il suo sostegno alle scelte regionali, ricordando l’importanza di mantenere una visione d’insieme coerente.

Luca Sabattini (Pd) apre una riflessione. “Il decreto salva-casa in fondo non è pensato per l’Emilia-Romagna – spiega -, ma per aree del Paese dove le norme e anche le semplificazioni non sono evolute come le nostre. Questo dibattito non deve farci dimenticare che il nostro Paese ha bisogno di una normativa urbanistica, di un testo unico generale, perché le norme che risalgono alla metà degli anni ’70 non sono più confacenti. Nemmeno si può pensare che il decreto salva-casa risolva il problema annoso del nostro Paese che non vede un piano casa dagli anni Sessanta. E la Regione Emilia-Romagna è l’unica che ha provato, sette anni fa e con tutte le difficoltà, a elaborare una norma anche molto all’avanguardia, tracciando una direzione chiara”.

Luca Pestelli (FdI) ha parlato degli emendamenti che ha presentato allo scopo di deburocratizzare la normativa. “La burocrazia di per sé ha un costo e un’eccessiva burocrazia incide sul diritto di proprietà. Credo che il Governo del territorio debba rispondere alle esigenze dei cittadini, ma non c’è stato un vero percorso di confronto condiviso. Noi invece lo abbiamo fatto”.

“È un progetto di legge che non solo approva un recepimento di legge ma riafferma il ruolo della Regione nelle politiche abitative vicine ai cittadini – dice Lorenzo Casadei (M5s) – . Con questa legge scegliamo di costruire una disciplina più coerente ed equilibrata per il nostro modello. La semplificazione passa da una visione chiara, da regole applicabili e da una struttura amministrativa efficiente, non dalla deregolamentazione, che produce in molti casi caos normativo e alimenta i contenziosi. Con questa legge non ci limitiamo a un recepimento meccanico della normativa nazionale, ma introduciamo soluzioni bilanciate che tengono conto delle specificità del nostro territorio. Non basta pagare per regolarizzare, deve essere compatibile con gli standard tecnici”.

Paolo Calvano (Pd) torna sul tema della dignità e del diritto dell’abitare. “La Regione Emilia-Romagna si conforma al dettato nazionale, ma lo fa con una dimensione coerente e conforme con la nostra storia, rifiutando la logica che ovunque si possano costruire appartamenti di 20 metri quadrati e con altezze inferiori ai 2 metri e 40, in una condizione che rischia di non dare dignità alle persone che ci vanno ad abitare. Forse, a questo decreto, le opposizioni hanno attribuito un potere salvifico che in realtà non ha. Oggi abbiamo bisogno di mettere al centro un progetto, in sinergia da un lato con le nostre agenzie casa, per ristrutturare gli alloggi che sono sfitti, e dall’altro con l’Unione Europea per interventi strutturali sull’edilizia residenziale sociale e popolare”.

Sulla stessa linea Simona Larghetti (AVS). “A Bologna abbiamo 15mila appartamenti sfitti – spiega -, abbiamo il vuoto che insegue le dinamiche di mercato, a cui si unisce la concorrenza al rialzo degli affitti brevi. Tutte situazioni che vanno a determinare l’emergenza abitativa. Il problema, quindi, non è la mancanza fisica di abitazioni: ci sono logiche legittime e sta alla politica, in tale contesto, favorire un riutilizzo più virtuoso. Non confondiamo, perciò, le politiche abitative con le difformità edilizie: la Regione Emilia-Romagna ha recepito le norme in modo onesto. Le norme nazionali non ci vedono d’accordo, ma sono state recepite secondo le competenze locali”. Di diverso avviso Priamo Bocchi (FdI) che ha dichiarato: “Tanti consiglieri di maggioranza hanno dato una lettura che non entra nel tecnico ma viene filtrata dalle lenti ideologiche. Se uno andasse a vedere le norme che regolamentano le misure minime degli appartamenti nel resto d’Europa, vedrebbe che la Svizzera consente monolocali di 15 metri quadri, la Germania non prevede limiti, la Francia prevede 9 metri quadri per i monolocali, 22 per i bilocali, mentre la Spagna non prevede limiti. Non credo sia una questione tanto di dignità abitativa, la vera mancanza di dignità è non poter accedere a un’abitazione”.

L’assessora alla Programmazione territoriale Irene Priolo ha ripercorso l’iter che ha portato al progetto di legge, ricordando che “si tratta di una norma molto tecnica” e ribadendo “che è lo stesso legislatore nazionale che rinvia alle leggi regionali e che dà piena potestà anche alle amministrazioni comunali dal punto di vista della pianificazione”.  “Però la legge ha anche un passaggio molto stringente per il quale, se non si interviene, diventando auto applicativa la norma, si cancella di fatto la pianificazione urbanistica – ha spiegato Priolo -. Quindi per noi era fondamentale e necessario procedere a un adeguamento delle nostre norme regionali per dare dignità alla pianificazione urbanistica che ha sempre contraddistinto l’operato della nostra Regione”.

Infine, è intervenuta Marta Evangelisti (FdI): “Oggi abbiamo assistito ad una discussione che per noi rappresenta l’ennesima legge ideologica e anche un po’ propagandistica. Fratelli d’Italia pensa che si sia persa una grande occasione: favorire la rigenerazione urbana, il miglioramento e l’efficientamento degli edifici, la possibilità di avere nuovi alloggi da destinare alle locazioni, la gestione di fabbricati produttivi dismessi per migliorare le nostre periferie e il nostro paesaggio rurale. Mentre alcuni cittadini italiani potranno beneficiare del provvedimento, quelli emiliano-romagnoli meno. Al contrario di chi pensa che sia legittimo occupare le case, noi preferiamo occuparci dei diritti dei cittadini che una casa la comprano e che vorrebbero beneficiare della normativa che un governo mette a disposizione. Oltre alla contrarietà espressa con gli atti, aggiungiamo la nostra contrarietà a questo provvedimento. Per questo usciremo dall’aula e non parteciperemo al voto”. Sulla stessa linea anche le altre forze di opposizione (Lega, Rete civica, Forza Italia). La votazione finale, che ha visto l’approvazione del progetto di legge, si è svolta dunque con l’uscita dall’aula di tutta la minoranza.

(Brigida Miranda, Giorgia Tisselli)

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